“La fotografia scattata dall’ufficio studi della Cgia sulla dispersione idrica in Basilicata conferma gli allarmi più volte lanciati dalla Cisl sulla necessità di intervenire sulla rete di distribuzione idrica“.
È quanto sostiene il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo.
Osserva Cavallo:
“Con il 65,5 per cento dell’acqua immessa in rete che va persa la nostra regione si conferma la peggiore d’Italia in questo triste primato, un dato che è molto più alto della stessa media nazionale.
Parliamo di 341 litri pro capite sprecati ogni giorno sui 520 litri immessi, una perdita che su base annua sfiora gli 80 milioni di metri cubi.
Spicca in negativo il dato della città capoluogo regionale che presenta la percentuale di dispersione più alta tra tutti i 109 comuni capoluogo italiani con il 71 per cento.
Significativo è anche il danno economico con circa 189 milioni di euro di perdite stimate in tutto il 2022.
Le cause sono note e vanno attribuite principalmente alle carenze strutturali di una rete idrica vecchia, non adeguatamente manutenuta e ormai al collasso in molte aree della regione.
Si tratta di una situazione che non può più essere derubricata ad emergenza stagionale e che va pertanto affrontata con un piano di investimenti di lungo periodo.
La carenza di acqua, che durante la stagione estiva si fa particolarmente critica per effetto della siccità e del cambiamento climatico, con danni pesanti soprattutto sulla filiera agricola e dell’allevamento, va affrontata come questione sociale ed economica.
Senza un piano straordinario di manutenzione e ammodernamento della rete, la Basilicata continuerà a sprecare una risorsa vitale mentre cittadini e imprese continuano a pagare il conto di decenni di mancata programmazione.
Per questo sollecitiamo un confronto con la Giunta regionale per individuare un percorso condiviso e una cabina di regia unica in grado di coordinare gli interventi necessari, sia sulle grandi infrastrutture di raccolta e distribuzione, con un occhio particolare alla situazione delle dighe, sia intervenendo sulle infrastrutture di ultimo miglio.
È una sfida che richiama la responsabilità di tutti gli attori coinvolti e che non può prescindere da una rinnovata cooperazione istituzionale tra Regioni”.



























