Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Coordinamento Agricoltori Basilicata relativo alla grandinata del 1° aprile 2026 e alla gestione dell’emergenza da parte della Giunta Regionale della Basilicata:
“Il 1° aprile 2026 la grandine si è abbattuta sulla Basilicata. Senza preavviso. Senza pietà.
Drupacee annientate — pesche, ciliegie, albicocche, susine — cadute a terra in poche ore.
In molti casi non ci sono nemmeno più i frutti sulle piante. Sono a terra. Marci. Perduti per sempre.
Dietro ogni frutto c’è un agricoltore che si è alzato all’alba per anni, che ha scommesso i risparmi di una vita su questa terra. E che adesso guarda quei campi in silenzio, senza sapere come andare avanti.
Diciassette giorni dopo, la Giunta Regionale della Basilicata ha risposto con un portale. Un link. Una scadenza. E il silenzio.
Perché un portale senza importi certi, senza criteri chiari, senza una data vincolante su quando e quanto arriverà non è una risposta.
È la stessa promessa che conosciamo da anni — quella dei fondi PSR mai utilizzati, dei piani idrici mai realizzati, dei ristori annunciati e mai arrivati. Il copione non cambia. Cambia solo il nome del portale.
Finché non ci sono cifre scritte nero su bianco, stiamo parlando del nulla. E gli agricoltori lucani non hanno subito danni virtuali. Hanno subito danni reali.
Poi c’è la questione politica. Quella che nessuno vuole affrontare. Noi sì.
Assessore Cicala, le rivolgiamo alcune domande. Nell’ordine.
Il 1° aprile ha promesso pubblicamente che le aziende agricole sarebbero state aiutate e sostenute.
Il 10 aprile ha denunciato pubblicamente che la Giunta Regionale della Basilicata abbandona l’agricoltura lucana. Nel mezzo — il Vinitaly di Verona, tra calici e degustazioni. Dopodiché è volato ad Hong Kong.
Bene. Allora le diciamo una cosa con la chiarezza che questa situazione impone.
Con la mano destra sfiducia la Giunta Regionale della Basilicata. Con la sinistra resta seduto al proprio posto. Questo non è coraggio politico. Non è una battaglia per l’agricoltura lucana.
È una contraddizione che ha un nome preciso: convenienza.
Lei è l’Assessore all’Agricoltura della Giunta che ha appena sfiduciato.
Il primo responsabile dell’abbandono che denuncia è lei.
Si può denunciare il fallimento di una Giunta. Si può restare al proprio posto.
Non si possono fare entrambe le cose contemporaneamente — non senza perdere ogni credibilità. La logica non è un’opinione.
E in questo caso la logica è brutale. Chi denuncia un fallimento di questa portata ha una sola strada credibile: ottenere risultati. Cifre. Date. Impegni vincolanti. Se non ne è capace, la strada è una sola. Rassegni le dimissioni.
La responsabilità politica non si denuncia. Si esercita. E quando non si è in grado di esercitarla, si lascia il posto a chi ne è capace.
Gli agricoltori lucani non sono la scenografia di nessuna crisi di giunta. Sono persone reali. Con aziende reali. Con danni reali. Con famiglie che non sanno come arrivare a fine mese.
Presidente Bardi: la contraddizione è sul suo tavolo. La storia la giudicherà su quello che fa adesso — non su quello che ha detto ieri. O revoca le deleghe a Cicala. O pretende risultati concreti — cifre, scadenze, impegni vincolanti — entro tempi certi. Non esiste una terza via. Non in questo momento.
Presidente Pittella: lei presiede il Consiglio Regionale della Basilicata. Non è un titolo onorifico. È un mandato. E un mandato si esercita — soprattutto nei momenti in cui sarebbe più comodo tacere.
Convochi una seduta straordinaria. Adesso. Perché se anche il Consiglio Regionale sceglie il silenzio davanti a queste fotografie, davanti a queste aziende distrutte, davanti a questi imprenditori senza risposta — allora non è un Consiglio Regionale. È una stanza vuota con delle sedie.
Voi rischiate di perdere il lavoro alle prossime elezioni. Noi lo abbiamo già perso. Il 1° aprile. Sotto una grandine. Con i frutti a terra. Con diciassette giorni di silenzio alle spalle.
Le nostre richieste sono due. Definitive. Non negoziabili.
Primo: cifre certe, criteri chiari e scadenze vincolanti sui ristori — non un form da compilare nel vuoto.
Secondo: un impegno pubblico, firmato, su cosa gli agricoltori colpiti riceveranno e quando.
Questa terra ha resistito a tutto. Ma la pazienza ha un limite. E quel limite è adesso.
Il coraggio di decidere non appartiene a tutti. I risultati, però, appartengono sempre a chi lo ha avuto.
Con voi, se vorrete. Senza di voi, se necessario”.




























