Paolo Ruffini a Latronico: il valore delle parole che curano

Si è tenuto ieri sera nello scenario naturale delle Terme Lucane, guidato da Riccardo Manfredelli il talk “Parole che Curano”, evento promosso dall’Amministrazione Comunale della Città di Latronico, guidata dal Sindaco Fausto De Maria, in collaborazione con Medihospes, cooperativa sociale facente parte del Consorzio La Cascina, per la quale sono intervenuti il fondatore Don Pino Marino e il vicepresidente Marcello Cervone.

Ospite l’attore e regista Paolo Ruffini:

«Sono stato piacevolmente sequestrato da questa Regione», ha detto, «la Basilicata, bagnata da due mari, ma soprattutto bagnata da un senso di umanità che altrove non c’è».

Tra profonde riflessioni, sorprese e qualche simpatico fuoriprogramma, Ruffini ha più volte ribadito la necessità di rimettersi in ascolto delle proprie emozioni, anche le più scomode, senza aver paura delle proprie fragilità ma, anzi, nell’assoluto rispetto della propria unicità.

Infine la promessa: porterà prossimamente anche a Latronico “Din, Don Down” l’happening teatrale che lo vede capocomico di un ensemble totalmente composto da attori e attrici con sindrome di Down:

«Non ho gli strumenti e l’esperienza per dire quanto ancora ci sia da fare per l’inclusione.

Sono felice, però, quando dopo lo spettacolo ad un “bravi” segue un “grazie”».

E un’analisi sul politicamente corretto:

«La lezione più grande me l’ha data un ragazzo con sindrome di Down, una ventina di anni fa. Eravamo in una situazione come questa e io mi misi a fare battute su tutti tranne che su di lui. Alla fine lui mi prese da parte e mi disse: “perché hai preso in giro tutti tranne me? Ci sono rimasto male”.

Per me la comicità è la prima forma di inclusione».

Nella prossima stagione tornerà a dividersi tra i palcoscenici e la tv, intanto Paolo Ruffini, fedele alla missione di usare i social in maniera sociale, porta avanti il podcast Il Babysitter-Quando diventerai piccolo capirai:

«Quando sono partito avevo in mente come modello “Chi ha incastrato Peter Pan” e Paolo Bonolis.

Poi ho cominciato a fare ai bambini domande più difficili, “Chi sei?” “Chi è Dio”, e mi sono reso conto che la sofisticazione la loro sofisticazione del pensiero è molto vicina a quella dei filosofi. Vietare i social sotto una certa età? Sono d’accordissimo!

I bambini non possono aver bisogno di uno schermo per guardare il mondo, facciamolo capire anche ai genitori. I bambini devono giocare, correre, farsi domande. Anche quelle che noi adulti non abbiamo più il coraggio di farci».

Per esempio: perché, se i vecchi si chiamano vecchi, i giovani non si chiamano nuovi?