L’I.P. S. I. A. Giorgi di Potenza in viaggio nella Sicilia che resiste. Ecco com’è andata

L’I.P. S. I. A. ‘G. GIORGI’ in viaggio nella Sicilia che resiste.

Ecco quanto fanno sapere alla nostra Redazione:

“Noi ragazzi dell’Indirizzo Servizi per la Sanità e l’ Assistenza Sociale dell’I.P.S.I.A. ‘G.Giorgi’ di Potenza guidato dal Dirigente Professor Michele Nigro, accompagnati dalle docenti Marzia Springer, Rosa Forenza e Maria Giordano, siamo partiti pieni di curiosità per la Sicilia, un’isola meravigliosa dal punto di vista ambientale, storico e culturale, ma il cui nome è anche associato inevitabilmente alla criminalità organizzata.

Siamo tornati con la storia addosso, ma soprattutto con un percorso che ha trasformato l’educazione civica in chilometri, volti e scelte.
Dal 20 al 24 aprile 2026 abbiamo attraversato la Sicilia occidentale con Addiopizzo Travel.

Giorno 1: Cento passi che pesano una vita

Lunedì 20 aprile da Potenza andiamo dritti a Cinisi. Ad accoglierci non c’è solo Sasà, l’accompagnatore di Addiopizzo che rimarrà con noi per tutto il viaggio, ma anche Valentina, volontaria di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Con lei percorriamo i “100 passi”.

Cento passi separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti. Li contiamo ad alta voce. Uno, due, tre… fino a cento. “Così vicini”, dice Martina, 15 anni. “Eppure così lontani nelle scelte”. Nella ex casa del boss, oggi aperta alla città, le foto di Peppino e di sua madre Felicia ci guardano. Capisci che l’antimafia non è un capitolo del libro: è una porta accanto.

Nel pomeriggio Segesta. Il tempio dorico, intatto sotto il sole, ci ricorda che questa terra è antica e fiera. La guida, Azzurra, ci spiega che gli Elimi costruivano per durare. Tornando in pullman, qualcuno sussurra: “Anche Peppino ha costruito qualcosa che dura”.

Giorno 2: Lo Zen e Corleone, grammatica del riscatto

Martedì entriamo allo Zen con gli educatori di Laboratorio Zen Insieme. Dal 1988 lavorano qui per smontare la mentalità mafiosa partendo dai bambini.

Entriamo in una ludoteca ricavata in uno spazio occupato dalla speranza. “La mafia offre lavoro facile”, ci spiegano. “Noi offriamo alternative difficili, ma vere”. Il pranzo è libero: andiamo in una pizzeria che espone il marchio “Pago chi non paga”, il circuito di Addiopizzo. Primo assaggio di consumo critico.

Il pomeriggio a Corleone ribalta ogni stereotipo. Con l’associazione Intus visitiamo il Laboratorio della Legalità, aperto in un bene confiscato a Bernardo Provenzano. Sulle pareti, le tavole di Gaetano Porcasi raccontano Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso e gettato in una foiba. “Qui comandavano loro”, ci dice la volontaria indicando fuori. “Ora comanda la scuola che entra”. Usciamo in silenzio. Il bene confiscato non è un trofeo. È un’aula.

Giorno 3: La bellezza che unisce

Mercoledì Palermo ci insegna che l’inclusione ha mille anni. La Cappella Palatina è araba, bizantina, normanna nello stesso metro quadro. San Giovanni degli Eremiti ha le cupole rosse che sembrano venute da Baghdad. La guida, Stefania, ci ripete: “Questa città è stata capitale quando mescolarsi era la norma”. A Monreale, i mosaici ci lasciano senza parole.

Giorno 4: Da Selinunte a Mazara, il Mediterraneo che unisce

Giovedì 23 Aprile direzione Selinunte con una guida di eccezione, Davide, un archeologo che lavora sul sito. Templi, rovine e mare: l’area archeologica più grande d’Europa diventa lezione di paesaggio, che emozione!
Nel pomeriggio approdiamo a Mazara del Vallo. A soli 200 Km dalla Tunisia, la Casbah racconta una Sicilia che da secoli accoglie. Tra i vicoli del centro storico ritroviamo l’impianto urbanistico islamico. Anche qui la convivenza è architettura.

Giorno 5: Palermo No Mafia, il saluto

Venerdì 24 Aprile, tour ‘Palermo No Mafia’ nei luoghi simbolo dell’antimafia civile e della ribellione al racket.
Cosa ci portiamo a casa?

Abbiamo capito che l’antimafia non è un monumento, ma un metodo, che la bellezza è un diritto e un dovere, che la scuola, quando esce dall’aula, può cambiare il passo a un’intera generazione.
Cento passi, se fatti insieme, sono l’inizio di un viaggio molto più lungo.

Il viaggio finisce, ma i “compiti” iniziano ora. Abbiamo capito tre cose. Primo: la mafia si combatte con la bellezza, con il lavoro, con i cento passi fatti ogni giorno. Secondo: i beni confiscati hanno senso solo se diventano luoghi per tutti, soprattutto per la scuola. Terzo: pagare il pizzo è una scelta, non un destino. Come scegliere da che parte stare”.