“Ci sono luoghi che dovrebbero emanare solennità e che invece trasmettono solo un profondo senso di sconfitta.
Percorrendo Corso 18 Agosto 1860, nel cuore di Potenza, ci si imbatte in uno degli esempi più lampanti di come una città possa voltare le spalle alla propria gloria”.
Questa la denucnia di un cittadino alla nostra Redazione che aggiunge:
“Appesa a un muro di mattoni che cade a pezzi, prigioniera di cavi elettrici che la tagliano come cicatrici e assediata da una vegetazione infestante che ne sta lentamente mangiando i bordi, giace un’epigrafe monumentale.
Non è una targa qualsiasi: è il racconto inciso nel marmo di un’epoca in cui questa strada non era solo un indirizzo, ma il palcoscenico della libertà.
Un tesoro tra i rifiuti.
Sopra una saracinesca anonima, spesso imbrattata e lasciata al buio, quelle parole che celebrano il Risorgimento e l’ideale dell’Unità d’Italia appaiono oggi come un grido soffocato.
La pietra è annerita dallo smog, le lettere si confondono tra le crepe e l’erba cresce rigogliosa proprio lì dove dovrebbero esserci fiori e rispetto.
È uno schiaffo in pieno volto alla nostra identità.
Come possiamo celebrare la storia nei convegni e nelle cerimonie ufficiali, se poi permettiamo che il simbolo fisico di quella storia venga trattato come un vecchio rottame edilizio?”.
Ecco una foto.





























