Tra le prestazioni legate all’Isee c’è l’assegno unico e universale per i figli a carico, il cui importo dipende dalla fascia di reddito dichiarata.
Ecco perché l’indicatore della situazione economica equivalente come precisa today, che come sempre a fine anno cessa di essere valido, va aggiornato per il 2026.
Per continuare a ricevere – con effetti dal 1° gennaio – l’assegno nella misura corretta ed evitare l’erogazione dell’importo minimo, sarà necessario presentare l’Isee 2026 entro le scadenze previste, anche se la situazione reddituale non è cambiata.
L’aggiornamento sarà particolarmente rilevante quest’anno: l’ultima legge di bilancio ha introdotto modifiche al calcolo dell’Isee, soprattutto sul trattamento della prima casa, con effetti stimati su circa 2,6 milioni di figli. Da gennaio, inoltre, scattano gli aumenti per la rivalutazione, fissati all’1,4%. Ma andiamo con ordine.
Sono due le scadenze da ricordare per l’Isee: 28 febbraio e 30 giugno 2026. In assenza di un Isee aggiornato, da marzo 2026 l’assegno unico verrà calcolato sull’importo minimo previsto dalla normativa, pari a circa 58 euro al mese.
Presentando la nuova dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) entro il 28 febbraio, il pagamento di marzo sarà pieno.
In caso contrario, verrà erogato l’importo minimo.
Resta comunque possibile presentare la Dsu entro il 30 giugno 2026: gli importi saranno ricalcolati retroattivamente da marzo, con il riconoscimento degli arretrati.
Oltre questa data si perde la possibilità di recuperare interamente gli arretrati.
Anche nel 2026 l’Isee potrà essere richiesto in modalità precompilata tramite il “portale unico Isee”, che integra i dati dell’Agenzia delle entrate e dell’Inps, semplificando la compilazione. È inoltre disponibile la “Dsu mini precompilata” tramite l’app Inps mobile, accessibile con Spid o Cie.
Il modello mini copre la maggior parte dei casi, ma non è valido, tra l’altro, per il diritto allo studio universitario, per nuclei con disabili, per genitori non conviventi o non coniugati e per alcune situazioni fiscali particolari.
Come accennato all’inizio, la manovra del governo prevede modifiche su due elementi dell’indicatore relativamente alla prima casa:
- scala di equivalenza, con maggiorazioni per i nuclei con figli;
- innalzamento della franchigia da 52.500 a 91.500 euro e una maggiorazione di 2.500 euro per ciascun figlio dal secondo in poi.
Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), queste misure ridurrebbero l’Isee a parità di reddito e patrimonio, ampliando l’accesso alle prestazioni e aumentando gli importi per chi già ne beneficia, inclusi assegno unico, assegno di inclusione, supporto formazione e lavoro e bonus nido.
Le stime indicano che quasi la metà dei nuclei che presentano l’Isee potrebbe beneficiare di almeno una delle modifiche.
L’aumento della franchigia sulla prima casa favorirebbe soprattutto i proprietari, mentre le maggiorazioni della scala di equivalenza avrebbero un impatto più uniforme, legato alla presenza di figli.
L’Upb distingue due categorie di beneficiari: chi cambia fascia Isee e chi, pur restando nella stessa fascia, ottiene un assegno più alto grazie alla riduzione dell’indicatore.
In particolare, nella fascia intermedia, dove l’importo decresce in modo proporzionale all’Isee, anche una riduzione contenuta può tradursi in un aumento dell’assegno.
Secondo le simulazioni, per un nucleo con un figlio che sfrutti interamente l’aumento della franchigia sulla prima casa, l’assegno unico potrebbe crescere di circa 170 euro annui, con benefici maggiori per chi possiede immobili di valore elevato.
Con l’emanazione del decreto firmato dal ministero dell’Economia e da quello del Lavoro, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale a fine novembre, è stato fissato l’adeguamento automatico degli importi previdenziali e assistenziali per il 2026.
Nel provvedimento rientra anche la revisione delle somme destinate alle famiglie con figli beneficiarie dell’assegno unico.
L’indicatore che determina l’aggiornamento delle cifre è il cosiddetto “indice Foi” (famiglie di operai e impiegati), utilizzato per misurare l’andamento dell’inflazione.
Il valore stabilito per il prossimo anno è pari all’1,4%, superiore alla percentuale applicata nel 2025, che era stata dello 0,8%.
L’aumento non coinvolge soltanto le cifre erogate mensilmente, ma comporta anche la revisione delle soglie Isee che stabiliscono in quale fascia economica ricade ciascun nucleo familiare.
Nel 2026 la prima classe reddituale si estenderà fino a 17.468,51 euro, mentre nel 2025 il limite massimo era fermo a 17.227,33 euro.
Questo piccolo spostamento produce un effetto concreto: alcune famiglie che oggi rientrano nella seconda o terza fascia, a parità di Isee, verranno ricollocate nella fascia più favorevole e quindi riceveranno importi più alti.
Al vertice opposto, il tetto oltre cui viene riconosciuta la cifra minima salirà a 46.582,71 euro. Dodici mesi prima il limite era inferiore, fermo a 45.939,56 euro.
Anche in questo caso, famiglie prima collocate nell’ultimo livello rientreranno nello scaglione immediatamente precedente, ottenendo così un lieve miglioramento dell’assegno.
Alcuni supplementi all’assegno unico restano uguali per tutti, indipendentemente dal reddito:
- figli non autosufficienti: 122,3 euro;
- figli con disabilità grave: 110,6 euro;
- figli con disabilità media: 99,1 euro;
- madri under 21: 23,3 euro.
Altre integrazioni, invece, variano in base al reddito:
- per i figli successivi al secondo: fino a 99,1 euro nella fascia più bassa, poco più di 17 euro nell’ultima;
- per il secondo percettore di reddito: fino a 34,9 euro nelle famiglie con Isee più contenuto, con importi progressivamente ridotti nelle fasce superiori.
Tradizionalmente, gli importi aggiornati vengono formalizzati dall’Inps nel mese di gennaio.
Tuttavia, come avvenuto negli anni precedenti, le somme rivalutate dovrebbero materializzarsi a partire dal pagamento di febbraio.
Gli eventuali arretrati relativi a gennaio verranno recuperati successivamente, generalmente a partire dalla mensilità di marzo.
E le date di pagamento?
I pagamenti avvengono nella seconda metà del mese, con una finestra che di solito cade tra il 17 e il 20, per chi è già in possesso della prestazione. Per i primi accrediti, invece, le date sono differenziate.
Va tenuto presente, però, che a dicembre 2025 l’Inps ha disposto un anticipo dell’ultima mensilità dell’anno, mentre per la rata di gennaio 2026 si prevede un ritorno alle solite finestre di accredito nell’ultima decade del mese.




























