Basilicata: “Un numero elevato di lavorati agricoli rifiutano le richieste di lavoro, preferiscono il reddito di cittadinanza”. I dettagli

“La riforma del reddito di cittadinanza tarda ad arrivare, intanto aumenta la carenza di manodopera agricola”.

Ad affermarlo il consigliere regionale di FdI Piergiorgio Quarto che aggiunge:

“Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni chiede da tempo, giustamente, l’abolizione del reddito di cittadinanza, istituto di portata economica nato con il proposito di sconfiggere la povertà.

Col tempo invece si è rivelato una misura gravemente onerosa per le casse dello Stato, del tutto inutile, dalla valenza prettamente assistenziale.

Nuovi posti di lavoro creati? Zero o giù di lì.

In Basilicata oggi oltre 11.000 persone usufruiscono del provvedimento di matrice pentastellata.

Il reddito di cittadinanza non è mai stato considerato uno strumento in grado di avviare un programma serio di politica economica con l’obiettivo di creare lavoro stabile nel lungo periodo.

Siamo invece al cospetto, senza ombra di dubbio, di un integratore sociale che non riesce a sopperire in alcun modo alle inefficienze strutturali della realtà lavorativa italiana.

Una sorta di toccasana momentaneo, una boccata di ossigeno che prevede un esborso economico di circa 10 miliardi annui, un’enormità che non produce nulla di buono, anzi.

Ad esempio, nel comparto agricolo si è alla disperata ricerca di braccianti agricoli.

La manodopera specie nel metapontino scarseggia, le aziende sono alla perenne ricerca di personale.

Siamo infatti nel pieno delle grandi raccolte stagionali e tanti sono gli appezzamenti abbandonati, molta frutta resta sulla pianta a deperire, incredibile ma vero.

Un numero elevato di lavorati agricoli rispetto al passato, rifiutano le richieste di lavoro, preferiscono il reddito di cittadinanza.

Ma non solo, tante sono le truffe abbinate al reddito di cittadinanza stesso, cercano di usufruirne infatti falsi nullatenenti, delinquenti comuni, pericolosi mafiosi ed altre tipologie poco raccomandabili.

E allora?

Diventa indispensabile riformare la discussa misura per renderla più operativa, ma soprattutto più produttiva.

Importante poi prevedere anche alcuni controlli sui casellari giudiziari per evitare il perseverare di situazioni incresciose.

Diventa fondamentale poi arrivare a creare delle banche dati adeguate che permettano l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.

A tal proposito chi rifiuta offerte di lavoro deve subire un drastico ridimensionamento dell’ammontare dell’assegno assistenziale.

Basta insomma con lo sperperare denaro pubblico, denaro facile in cambio del nulla, soluzione questa che non ha precedenti o casistiche simili nelle altre maggiori nazioni europee.

Occorre intervenire subito e portare a compimento la riforma, il mondo del lavoro italiano ha bisogno di interventi legislativi organici seri, produttivi di effetti concreti.

Il lavoro, soprattutto nelle regioni meridionali, continua a rappresentare una chimera.

Cerchiamo, invece, di avviare un potenziamento reale dei centri per l’impiego anche e soprattutto in termini di infrastrutture fisiche e tecnologiche.

Non possiamo più continuare a supportare una misura da considerare solo come lotta alla povertà, all’indigenza, senza alcun spiraglio sociale di prospettiva costruttiva.

Brava quindi la Meloni a richiedere subito un cambio drastico, l’economia italiana ha bisogno di ripartire, non può più permettersi ulteriori perdite di tempo”.

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