Spesso, nel confuso panorama dei bonus e degli aiuti statali, si sente parlare di un generico “bonus prima infanzia”.
Molti genitori si domandano come richiederlo e quali siano i requisiti, ma la verità è che un bonus con questo nome specifico non esiste a livello nazionale.
È infatti come fa sapere quifiananza una definizione impropria che talvolta viene usata per indicare, in modo collettivo, l’insieme delle agevolazioni economiche e dei sostegni dedicati ai nuclei familiari con figli.
Al posto di un unico bonus fantasma, le famiglie possono contare su una serie di misure mirate, ciascuna con precisi destinatari e regole di accesso.
Utilizzare questo nome crea confusione e alimenta false aspettative.
Porta a cercare una misura inesistente, rischiando di trascurare le molteplici opportunità concrete, ognuna con target e tempistiche specifiche.
Va detto che il cosiddetto “bonus prima infanzia” esiste, ma solo localmente; varia tra Comuni e Regioni e non è previsto a livello nazionale.
Importi, limiti di età dei bambini (generalmente compresi tra 0 e 3 anni) e soglie Isee variano per ogni territorio.
Così come le spese ammissibili, che possono includere rette di asili nido, micronidi, servizi educativi o altro.
In alcuni casi vengono pubblicati bandi annuali o sperimentali, rendendo necessario consultare periodicamente i siti istituzionali locali.
L’unico “bonus prima infanzia” attualmente esistente è quello del Comune di Cuneo, che riguarda le famiglie con minori residenti nella città e di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Il contributo è di 100 euro mensili
L’Assegno Unico e Universale rappresenta oggi il principale strumento di sostegno economico alle famiglie con figli in Italia, ed è una misura centrale anche per la fascia della prima infanzia.
Nel 2026 il funzionamento dell’assegno unico non cambia sostanzialmente rispetto a quello dello scorso anno.
È un sostegno economico che viene erogato ai nuclei nelle quali ci sono figli a carico e viene attribuito per ogni singolo figlio:
- fino al compimento dei 21 anni, nel caso in cui dovessero ricorrere determinate condizioni;
- senza particolari limitazioni d’età nel caso in cui i figli avessero disabilità.
Anche nel 2026 l’importo viene erogato in base a parametri come:
- la condizione economica della famiglia attestata attraverso un Isee valido nel momento in cui viene effettuata la domanda;
- l’età dei figli;
- il numero dei figli;
- la presenza di eventuali situazioni di disabilità.
Uno dei pilastri è il bonus mamme lavoratrici, che per il 2026 vede un incremento significativo: da 40 a 60 euro per un massimo di 12 mensilità, per un totale di 720 euro annui.
È esentasse e non influisce sull’Isee. I requisiti sono i seguenti:
- madri con due figli fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio;
- madri con tre o più figli fino ai 18 anni del figlio più piccolo;
- reddito da lavoro annuo non superiore a 40 mila euro.
Confermato e sempre molto atteso, il bonus nuovi nati è un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni nascita, adozione o affido pre-adottivo.
Per accedere al contributo, il richiedente (e il nucleo familiare) deve possedere i seguenti requisiti:
- uno dei genitori deve essere cittadino di un Paese dell’Unione Europea, titolare di permesso di soggiorno Ue per lunghi periodi o permesso di lavoro valido per oltre sei mesi;
- il richiedente deve essere residente in Italia al momento della domanda e deve aver mantenuto la residenza nel Paese dalla data dell’evento fino alla presentazione della richiesta;
- è necessario un Isee non superiore a 40.000 euro annui (dal calcolo sono escluse le somme percepite a titolo di Assegno Unico e Universale).
Se i genitori sono separati o non convivono sotto lo stesso tetto, la domanda per ottenere l’agevolazione deve essere inoltrata solo dal genitore convivente con il bambino.
Il contributo per le rette del nido (pubblico o privato) resta un aiuto fondamentale per le famiglie con bambini sotto i tre anni.
L’importo massimo può arrivare fino a 3.000 euro annui, in base all’ISEE e alla data di nascita del bambino.
Secondo le regole del 2026, rientrano tra le spese del Bonus asilo nido:
- nidi e micronidi per bambini tra i 3 e i 36 mesi;
- sezioni primavera per bambini dai 24 ai 36 mesi;
- servizi integrativi come spazi gioco e servizi educativi domiciliari.
Il sostegno ai genitori non passa solo per trasferimenti monetari; anche il tempo da dedicare alla cura dei figli è altrettanto cruciale.
Secondo quanto previsto dalle novità introdotte nella Manovra 2025 (e confermate per quella 2026), l’indennità del congedo parentale è stata ripartita sulla base di questo schema:
- un mese all’80% della retribuzione entro i 6 anni di vita del figlio, riconosciuto a chi ha fruito del congedo obbligatorio tra il gennaio 2023 e il dicembre 2023;
- un mese aggiuntivo, pagato sempre all’80% e con gli stessi criteri anagrafici, per chi lo ha avuto tra il 1 gennaio 2024 e il 31 dicembre 2024;
- un mese ulteriore sempre all’80% ed entro i 6 anni di vita del figlio, ai genitori che beneficiano del congedo a partire dal 1 gennaio 2025;
i restanti 6 mesi sono indennizzati al 30%.
Oltre i 9 mesi, l’indennità è pari al 30% dello stipendio se in possesso di un reddito individuale inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione Inps. In caso contrario, la domanda non è ammessa.




























