All’interno dell’iniziativa “un’Europa, un Mercato”, la Commissione europea ha intenzione di modificare alcuni aspetti del mercato europeo dell’energia elettrica, appena riformato.
Gli obiettivi riguardano soprattutto l’abbassamento dei costi dell’energica, ritenuti uno dei principali responsabili della bassa crescita dei Paesi industriali del blocco, come Italia e Germania.
Il nodo della questione come si apprende da quifinanza sembra essere il gas e il meccanismo che decide il prezzo dell’energia elettrica, che utilizza sempre il prezzo della fonte più costosa, che spesso è il metano.
Von der Leyen ha annunciato che farà pressione al prossimo Consiglio europeo a marzo, per capire se c’è il consenso politico per cambiare questa norma o se ai Paesi membri vada bene la situazione attuale.
Durante l’incontro informale dei leader Ue sulla competitività, la presidente della Commissione europea ha annunciato che l’esecutivo del blocco ha intenzione di avviare un’iniziativa chiamata “un’Europa, un Mercato“.
L’obiettivo è quello di completare l’integrazione economica dell’Ue entro la fine del prossimo anno.
Le aree in cui l’Ue è ancora frammentata sono state individuate e sono:
- i mercati dei capitali;
- le regolamentazioni per le imprese;
- gli oneri amministrativi;
- il mercato energetico.
Quest’ultimo è un’aggiunta inattesa, visto che è stato riformato nel 2024. Von der Leyen non sembra però soddisfatta dei risultati:
La discussione è intensa sul perché il nostro sistema di ordine meritocratico, alla fine, prenda la risorsa più costosa.
Al prossimo Consiglio Europeo, presenterò diverse opzioni e conclusioni.
Chiederò se sia giunto il momento di andare oltre con la progettazione del mercato o se mantenere la situazione attuale.
Anche se nell’ultima riforma sono state introdotte alcune norme di flessibilità, in Ue il costo dell’energia si calcola ancora in base al prezzo della fonte più costosa.
Se per 100 MWh di domanda serve attivare un impianto solare (30 euro al MWh), uno eolico (40 euro al MWh), una centrale nucleare (50 euro al MWh) e una a gas (100 euro al MWh), tutti e 100 i MWh forniti saranno pagati al costo della fonte più cara, che quasi sempre è il gas. Tutto questo viene fatto dando sempre priorità alle energie meno costose.
Se fosse possibile coprire tutti e 100 i MWh con il solare, il gas non sarebbe utilizzato.
Sembra un sistema contro intuitivo, invece fornisce diversi vantaggi.
Prima di tutto garantisce che l’energia ci sia sempre.
Se si pagasse, per esempio, la media ponderata dei costi dell’energia, le centrali a gas rischierebbero di vendere in perdita e quindi di non poter funzionare.
Inoltre, funge da incentivo per le fonti che producono energia a basso costo.
Se l’energia venduta a 30 euro al MWh viene pagata 100 euro al MWh, significa che il venditore ha ottenuto un profitto molto più alto rispetto a quello di chi vende effettivamente a 100 MWh.
Nella situazione attuale però, questo meccanismo significa che il costo dell’energia elettrica in Europa dipende dal gas.
Una fonte che l’Ue acquista quasi esclusivamente dall’estero e che è soggetta alle tensioni internazionali, come dimostrato nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina.
Von der Leyen ha quindi intenzione di chiedere ai Paesi Ue se vogliono rinunciare a questo sistema (chiamato merit order), per un’alternativa che aiuti ad abbassare i prezzi dell’energia.
La Commissione non ha rivelato quali sono le “conclusioni e opzioni” che ha elaborato, ma le alternative al merit order che vengono solitamente evocate in questo contesto sono:
- il Pay-as-bid, in cui ogni produttore viene pagato al prezzo offerto;
- la separazione dei mercati di rinnovabili e gas (decoupling);
- un tetto al prezzo del gas.
Tutte queste opzioni hanno il beneficio di abbassare il prezzo dell’energia, ma hanno anche delle conseguenze negative.
Il Pay-as-bid potrebbe spingere tutti i produttori, rinnovabili inclusi, ad alzare i prezzi verso quello del gas per non perdere i profitti attuali.
Il decoupling è difficile da implementare, perché il mercato rinnovabile è molto volatile. Il tetto al prezzo del gas non abbasserebbe veramente i prezzi, ma finirebbe solo per farli ricadere sugli Stati e, quindi, sui contribuenti.




























