Il Museo Provinciale di via Lazio a Potenza, ha ospitato la presentazione dell’indagine sul tema “Sport. Tra passione abbandono”, ideata e realizzata dall’associazione di promozione sociale “Ziré Aps. Servizi alle comunità”, in collaborazione con il Comitato Orienta Sport.
La ricerca è stata condotta nell’inverno scorso, su un campione di 568 ragazze e ragazzi (nella fascia d’età 14-16 anni) coinvolti attraverso le scuole secondarie e le strutture sportive e le parrocchie del territorio lucano (Potenza, Lavello, Venosa, Avigliano).
L’abbandono appare essere un fenomeno di massa, in Basilicata ma anche in Italia, secondo le analisi dettagliate dei due ospiti dell’iniziativa; Maria Grazia Lo Cricchio, docente dell’Università degli Studi della Basilicata e Fabio Pagliara, presidente della Fondazione Sport City.
L’80% dei ragazzi lucani ha dichiarato di aver praticato e poi abbandonato almeno uno sport, in passato.
Il tempo medio è di diversi anni, quindi non si tratta di tentativi sporadici ma di esperienze significative interrotte.
Tra le cause principali del drop out, nelle percentuali più alte, si annoverano:
- i costi di iscrizione troppo elevati: 16,7%,
- gli orari troppo scomodi: 16,7%,
- la perdita di divertimento: 11,7%,
- le eccessive aspettative dell’allenatore: 9,2%,
- in ultimo, la percezione di non essere portati per l’agonismo: 8,8%.
Compaiono altre motivazioni tra cui, la fatica degli allenamenti, il tempo a disposizione, i trasferimenti familiari, gli infortuni, le criticità nel rapporto con allenatori o compagni.
Appare evidente che i giovani non siano “pigri”, né indifferenti allo sport; al contrario, molti lo vivono come spazio di entusiasmo, crescita personale e identità.
Quando trovano uno sport “giusto”, lo portano avanti con determinazione e sarebbero disposti a fare molto pur di non sacrificarlo.
Il problema, tuttavia, è sistemico: se il contesto diventa troppo costoso, gli orari ingestibili e le aspettative (di adulti e società sportive) eccessive, anche i ragazzi più motivati, finiscono per dire basta.
Ha sottolineato Matteo Schiavo, coordinatore del Comitato Orienta Sport:
“L’abbandono, quindi, non è semplicemente una scelta individuale ma il prodotto di un equilibrio fragile tra motivazioni interne e condizioni esterne.
Alla luce di ciò, occorre operare su specifici segmenti di azione, per favorire la continuità della pratica sportiva e che guardano a fattori complementari: Accessibilità economica; Flessibilità organizzativa; Clima relazionale; Valorizzazione delle motivazioni intrinseche, per privilegiare approcci che mantengano alto il divertimento e il benessere personale.
È fondamentale attivare un monitoraggio costante del fenomeno in esame per creare sistemi di rilevazione precoce dei segnali di disagio, che conducano a interventi sempre più specifici e mirati”.




























