“Questi 1600 nuclei familiari condannano quello che sta accadendo in Basilicata”! La denuncia

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di USB Basilicata:

“È stata consegnata ai lavoratori impegnati nel progetto di lavoro di pubblica utilità da parte dell’ARLAB su deliberazione della Giunta regionale un’autocertificazione da firmare in cui si impegnano ad accettare progetti di inclusione lavorativa non precisati, presso datori di lavoro non precisati impegnandosi a lavorare per almeno 4 ore al giorno salvo modifiche decise dal futuro ‘soggetto ospitante’ di variazione oraria nella giornata.

In caso di mancata adesione è prevista la decadenza dal progetto.

Inoltre nella stessa autocertificazione va dichiarato che i soggetti cui sinora è stato riconosciuto di poter chiedere una integrazione del reddito di cittadinanza dal primo di gennaio 2023 non ricevono altri sostegni oltre a quello dell’impegno in lavori di pubblica utilità.

Dopo aver disinvoltamente già ridotto l’assegno da 680 a 580 euro agli ex TIS da luglio 2022, invece di estendere a tutti la possibilità di accedere a forme nazionali integrative, senza alcuna necessità normativa si impedisce a circa un migliaio di nuclei familiari ex RMI di trovare una risposta minima di reddito aggiuntivo nell’ambito di quella soglia di povertà tutelata dalla sempre più mutilata legge sul reddito di cittadinanza

I progetti di inclusione sociale finanziati dai relativi fondi europei partono dal dovere di ogni stato membro di assicurare ai propri cittadini una vita dignitosa, con forme di reddito adeguate che normalmente vengono riconosciute in cambio di condizionalità più o meno differenziate .

Lo stato italiano in mancanza di una serie politica attiva del lavoro ha già deciso che dopo luglio per i cittadini dai 19 ai 59 anni non sarà più ammissibile il riconoscimento del reddito di cittadinanza e al di là di ogni analisi sul carattere strutturale della disoccupazione in generale e sull’attuale crisi economica che investe l’intera Europa, vaneggia di disoccupati che potranno mettersi sul mercato abbandonando il famoso divano e accettando, al di là della tipologia professionale e dell’investimento scolastico, il lavoro oggi fornito dai migranti.

La USB Basilicata insieme ai 1600 nuclei familiari interessati dai progetti di pubblica utilità ha già espresso la propria ferma condanna delle scelte operate dalla giunta regionale di prevedere per gli ex TIS 10 mesi e per gli ex RMI 6 mesi di proroga con tirocini formativi presso aziende del terzo settore, dopo quasi venti anni di tirocini e lavoro prestato presso le pubbliche amministrazioni.

Non lavoro dipendente come ci si affretta a precisare e che non deve dare illusioni di stabilizzazione, ma comunque lavoro vero, con compiti spesso ingrati e che ha visto anche morti a causa di questo non lavoro, come Antonio Melfi in una discarica di Pisticci o Franco Marino a Pignola.

Invano stiamo chiedendo una seria interlocuzione con la Giunta e con gli enti locali interessati per cercare soluzioni lavorative adeguate e non mera gestione vendicativa e ricattatoria nei confronti dei soggetti interessati.

Intanto chiediamo la modifica delle autocertificazioni per la parte che entra nel merito dell’impegno lavorativo al buio, l’eliminazione della parte riguardante il non diritto di accedere al reddito di cittadinanza per tutta la platea e la parte riguardante la congruità dell’offerta lavorativa prevista che non può essere riferita a lavori a tempo determinato anche superiori a sei mesi e a parte time.

Seguiranno iniziative dei lavoratori interessati”.

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