SAN NICOLA DI MELFI: SEQUESTRATA “EX FENICE” PER INQUINAMENTO!

Oggi, 19 Luglio, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e delegate al NOE di Potenza, è stata data esecuzione all’ordinanza emessa dal G.I.P. di Potenza.

Questa ha disposto nei confronti di Alifano Luca, 51enne nato ad Avellino e amministratore delegato di Rendina Ambiente SRL, la misura del divieto di dimora nella Regione Basilicata e sequestro preventivo degli impianti di messa in sicurezza e bonifica dello stabilimento industriale “Rendina Ambiente” di San Nicola di Melfi, per il delitto di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis c.p..

Le indagini riguardano il termodistruttore per rifiuti speciali, pericolosi e non, ex “Fenice”, attualmente gestito dalla società “Rendina Ambiente”, ubicato nel più importante polo industriale della regione Basilicata, quello di San Nicola di Melfi.

L’impianto di smaltimento tramite incenerimento ex “Fenice” è interessato da una diffusa e storica contaminazione delle Falde acquifere sotterranee da inquinanti,  pericolosi e cancerogeni, quali:

  • nichel;
  • mercurio;
  • fluoruri;
  • nitriti;
  • tricloroetano;
  • tricloroetilene;
  • tetracloroetilene;
  • bromodiclorometano;
  • dibromoclorometano.

Nell’attuale procedimento penale l’uomo risulta indagato quale amministratore delegato della Rendina Ambiente SRL per il delitto previsto e punito dagli artt. 40, comma 2, c.p., art. 452-bis c.p.; nonché ai sensi del D.Lgs. n. 23 I120ol, Rendina Ambiente SRL con sede legale in Rivoli (TO), in Via Acqui n. 86, in persona del medesimo Alifano Luca quale amministratore delegato e legale rappresentante.

All’indagato viene contestato (sulla base delle indagini svolte dal NOE e di una consulenza tecnica collegiale) il delitto di inquinamento ambientale per non aver provveduto alla bonifica del sito inquinato e per aver omesso di mettere in atto un modello concettuale di bonifica adeguato (che tenesse conto che le misure di messa in sicurezza adottate si erano rivelate inefficaci), in quanto:

  • vi è stata la diffusione di inquinanti all’esterno del sito di Fenice Ambiente nelle aree circostanti;
  • la contaminazione dell’acqua industriale e dell’acqua destinata al consumo umano (concorrendo in tal modo a determinare la grave
    compromissione della matrice ambientale “acque sotterranee” nelle aree circostanti il sito di Rendina Ambiente;
  • la compromissione delle acque potabili, con grave pericolo per la salute pubblica.

Tale condotta ha determinato non solo il prolungarsi della compromissione ambientale già accertata nel 2009, ma anche un suo ulteriore aggravamento, come risultato dalle analisi acquisite.a
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