A Potenza e provincia tornano le Giornate Fai di Primavera! Ecco i tesori da scoprire

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”, il più grande evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia: il più efficace strumento con cui il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela di quel patrimonio, perché sia per sempre e per tutti. Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025 quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.

Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”.

Un patrimonio multiforme, spesso inatteso e sempre sorprendente, fatto di tesori di storia, arte e natura più o meno conosciuti e anche di storie, tradizioni e saperi unici che vengono tramandati e rinnovati dalle comunità che li custodiscono.

Tra le aperture delle Giornate FAI di Primavera 2026 in Basilicata:

Matera

I VESTITI DELLA BRUNA

Durante le Giornate FAI di Primavera sarà possibile visitare la Fabbrica del Carro trionfale della Festa della Bruna, il capannone di Recinto Marconi dove il carro devozionale utilizzato il 2 luglio di ogni anno per la festa della Madonna della Bruna, patrona di Matera, viene creato e “vestito”, ovvero ricoperto di cartapesta artisticamente plasmata e dipinta. La preparazione a questa ricorrenza è lunga e complessa e il grande manufatto viene presentato ai fedeli il 23 giugno, in un’esposizione che si protrae fino alla vigilia della festa e richiama migliaia di materani e turisti.

Il 2 luglio, infine, il carro trionfale lascia la fabbrica per il suo unico e ultimo viaggio: infatti, dopo aver portato la statua della Madonna in Cattedrale, il carro viene consegnato al popolo, che ne prende frammenti come simboli di devozione, distruggendolo.

L’accesso il 21 e 22 marzo al laboratorio dove viene realizzato il carro – in quei giorni già in fase avanzata – sarà dunque un’esperienza unica e irripetibile. Oltre alla visita eccezionale al laboratorio in cui Francesca Cascione, prima artista donna a essere stata selezionata per il terzo anno consecutivo attraverso un concorso, sta creando le sculture e i decori del carro 2026, sarà possibile visitare anche la mostra “Amicta” sulle mutazioni degli abiti della Madonna della Bruna dal XIII secolo a oggi.

Questo sito fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI di Primavera in quanto ha beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la realizzazione di una mostra permanente dedicata al carro trionfale e alla festa.

PALAZZO SANTORO-TORTORELLI: UN PALAZZO BORGHESE

Nelle Giornate FAI di Primavera sarà possibile accedere allo storico Palazzo Santoro-Tortorelli, situato nel centro cittadino in via delle Beccherie.

Un’occasione unica per conoscere un edificio disabitato da circa 30 anni e rimasto pressoché intatto nel suo interno dopo circa un secolo. Sarà infatti possibile visitare lo studio, il salotto, la stanza da pranzo e la stanza da letto.

Questi ambienti si conservano pressoché immutati dal 1987, anno della morte dell’allora proprietaria, Concetta Santoro.

Il resto sembra cristallizzato nel tempo: arredi, oggetti, quadri rimandano agli anni ’20 e sono testimonianza preziosa della vita di una famiglia benestante in una cittadina meridionale, senza sfarzo o pretese, ma con scelte funzionali e curate. La facciata, restaurata di recente, vanta un’elegante loggetta con sottili colonne.

EPISCOPIO: A CASA DEL VESCOVO

Il Palazzo Arcivescovile di Matera sorge in piazza Duomo, adiacente alla Cattedrale romanica, sulla Civita, cuore storico e punto di partenza dello sviluppo urbano.

La visita durante le Giornate FAI di Primavera comprende un’approfondita descrizione del Salone degli Stemmi, sita al primo piano, evidenziandone le particolarità architettoniche e i dettagli dei centri dipinti, con un confronto tra passato e presente grazie alle immagini storiche esposte nel salone.

Affrescata nel 1709 da Anselmo Palmieri di Polla, la sala ospita 34 vedute prospettiche della città di Matera, Acerenza e dei 24 centri dell’Arcidiocesi, insieme ai ritratti dei vescovi succedutisi sulla cattedra materana, i cui blasoni hanno dato origine alla denominazione “Salone degli Stemmi”.

Il palazzo rappresenta un importante esempio di arte sacra e prospettica del XVIII secolo, offrendo uno spaccato della vita ecclesiastica e urbana dell’epoca, con equilibrio tra funzione commemorativa e decorativa.

Grazie alla generosa disponibilità dell’attuale Vescovo, Mons. Benoni Ambarus, sarà possibile accedere anche alla parte privata dell’edificio, visitando la cappella privata e l’ufficio personale del Presule, due spazi fondamentali per la preghiera e il lavoro all’interno del palazzo.

Bernalda (MT)

DOMUS PADRI TRINITARI DI BERNALDA: UNA CITTADELLA DELLA SOLIDARIETÀ

Una “domus” speciale, una casa per l’accoglienza e l’ascolto quella che a Bernalda, in contrada Scorzone, i Padri Trinitari – ordine fondato dal francese Giovanni de Matha nella seconda metà del XII secolo – hanno realizzato per i giovani con disabilità intellettive e anziani con bisogno di assistenza.

Si tratta di una vera e propria “cittadella della solidarietà” e il cuore di questa comunità è rappresentato dalla Chiesa della Santissima Trinità.

In una masseria disabitata circondata da 40 ettari di terreno, simbolo della civiltà contadina, padre Angelo Cipollone ha fatto realizzare, oltre alla chiesa, auditorium, biblioteca, archivi, laboratori artigiani (ceramica, mosaico e legno), palestra, locali medici, cucine, foresteria per i padri e soprattutto locali di accoglienza per giovani e anziani in difficoltà.

Il percorso proposto per le Giornate FAI interesserà la visita della tenuta, la passeggiata attraverserà la Domus soffermandosi sugli ambienti più significativi, dalla chiesa all’auditorium e ai laboratori. Attraversando la grande piazza ad esedra centrale, si potranno raggiungere il maneggio e le serre fino a raggiungere la grande scultura del Cristo, posta su una lieve sommità della tenuta.

Il borgo di Bernalda fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI di Primavera in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il miglioramento delle condizioni di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.

Pisticci (MT)

MARCONIA DI PISTICCI

Nel 1938, in pieno regime fascista, il vasto demanio di Pisticci fu ritenuto idoneo a ospitare una colonia agricola per confinati politici e internati comuni, con l’obiettivo di bonificare un’area malarica e tenere occupati gli oppositori al regime.

In questo contesto nacquero la Colonia Confinaria (attuale Centro Agricolo), Bosco Salice, l’attuale Marconia, centro operativo del progetto, e le case coloniche (Caselli).

Costruita in stile littorio, fu presentata come simbolo del fascismo nel Mezzogiorno.

Oggi Marconia è una popolosa frazione di Pisticci, luogo di integrazione culturale nella piana metapontina.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera i visitatori saranno accompagnati in un viaggio tra storia e architettura alla scoperta di Marconia, attraverso un racconto che ne ripercorre le origini e conduce nei luoghi simbolo del passato della città: i Caselli, Piazza Elettra con i suoi solenni portici, la torre littoria e gli edifici che richiamano il rigore formale dell’epoca, fino a Piazza Bologna, con il Monumento al Confinato Politico, e alle storie degli uomini illustri che hanno soggiornato nella Colonia Confinaria.

Il percorso sarà arricchito dalla mostra iconografica “Marconia e le sue radici: dal confino alla comunità”, che accompagnerà i visitatori in un racconto visivo capace di restituire memoria e identità: il passato prende vita e si trasforma in un’esperienza coinvolgente, capace di unire memoria, curiosità e futuro. Il racconto si arricchisce poi dalla proiezione verso il futuro, con idee e progetti pensati per valorizzare Marconia e trasformarla in un luogo sempre più inclusivo.

Aliano (MT)

ALIANELLO

Visitabile solo domenica 22 marzo

Alianello è un vecchio borgo disabitato spesso scelto come set cinematografico, edificato su uno sperone roccioso; luogo ricco di storia e tradizioni, è anche un sito naturalistico per eccellenza di notevole interesse geologico, essendo un’estensione notevole di un fondale marino primordiale con formazioni calanchifere che presentano una visione di un paesaggio lunare.

Le notizie documentali fanno risalire la nascita di Alianello al tardo Medioevo, ma ritrovamenti di tombe risalenti agli Enotri fanno ipotizzare un’origine più antica, databile all’Età del Ferro.

Durante il percorso proposto dal FAI si potrà ammirare un paesaggio primordiale camminando su un fondale marino e osservando ciò che resta di un antico borgo che ospitava botteghe artigiane (atte alla fabbricazione di mattoni di argilla locale) e laboratori dove avveniva la lavorazione e trasformazione delle materie prime in prodotti alimentari di altissima qualità (olio, farina, ortaggi, latte, carni), legati alle fiorenti produzioni agricole e all’allevamento locale. Non mancherà un racconto del territorio anche attraverso le storie e aneddoti dei suoi abitanti, ricordando Carlo Levi che in questi contesti ha vissuto il confino.

Ferrandina (MT)

MASSERIA ROSSI (S. CHIARA)

La Masseria Rossi, nota anche come masseria S. Chiara, aperta al pubblico in via eccezionale in occasione delle Giornate FAI di Primavera perché normalmente non visitabile, è una delle più ampie e strutturate dell’agro di Ferrandina.

Il percorso guidato permetterà di esplorare gli ambienti principali del complesso di impianto settecentesco, poi ampliato nell’Ottocento, raccontandone le funzioni originarie, l’organizzazione degli spazi e il profondo legame con l’attività agricola e il contesto paesaggistico circostante.

La visita è concepita come un’esperienza immersiva, attraverso immagini d’epoca, con particolare attenzione alla vita quotidiana che animava la masseria.

Nel corso delle giornate si alterneranno laboratori tematici pensati per coinvolgere i partecipanti: un’esperienza dedicata alle erbe della macchia mediterranea, un’attività di preparazione di liquori tradizionali, un workshop “mani in pasta” e un’analisi sensoriale con degustazione degli oli dei principali produttori del territorio; momenti partecipativi che uniscono manualità, scoperta e sensibilizzazione verso l’ambiente e la cultura autoctona.

A conclusione delle aperture, le “narrazioni intorno al fuoco” offriranno uno spazio di racconto collettivo, intrecciando memorie, storie e tradizioni legate alla masseria di famiglia, in un’atmosfera intima e suggestiva. In linea con la designazione di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, la visita intende valorizzare il legame tra paesaggio agricolo, tradizioni locali e Dieta Mediterranea, promuovendo una riflessione sui temi della sostenibilità, della cultura del cibo e del dialogo tra comunità. La tenuta si estende per circa 210 ettari ed è inserita in un paesaggio agricolo tradizionale caratterizzato da ampi spazi aperti, un grande ovile e un esteso oliveto di cultivar majatica.

Tursi (MT)

RIONE LA RABATANA

In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026, i visitatori potranno esplorare la Rabatana, antico quartiere e primo nucleo abitativo di Tursi, percorrendo la “via della spiritualità mediterranea”. Con le sue case in pietra, grotte e vicoli stretti, Tursi conserva un’atmosfera d’altri tempi con tracce di influenze saracene e bizantine.

Il borgo si è sviluppato nella vallata sottostante mantenendo un’anima mediterranea fatta di luce, pietra e spiritualità, dove chiese, cappelle e vita quotidiana si intrecciano.

Un’anima nata dall’incontro di popoli e culture, dove la fede è parte del paesaggio.

Si visiterà l’antico frantoio dei primi del ’900, una tipica abitazione del borgo e la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Scendendo lungo l’unica strada storica che collega i quartieri, si raggiunge poi il rione San Michele, passando davanti all’omonima chiesa, prima cattedrale di Tursi.

Qui si trova anche la Casa Museo di Albino Pierro. In Piazza Plebiscito sarà inoltre possibile visitare la Chiesa di San Filippo, patrono di Tursi, accanto a Palazzo Brancalasso e alla Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Non mancheranno due cappelle gentilizie, una del Palazzo Latronico e l’altra a pochi passi dal Palazzo Ferrara. Proseguendo verso la parte bassa di Tursi, si visiterà la Cappella della Madonna delle Grazie; infine, si giungerà in Piazza Maria SS d’Anglona, dove si trovano la Cattedrale e il Palazzo Vescovile.

Tricarico (MT)

QUARTIERI ARABI E CHIESE CRISTIANE: SANTA MARIA DEI LOMBARDI E LA “BADIA”

Durante le Giornate FAI, in un percorso sul tema delle “Convivenze e contaminazioni”, si esploreranno i dintorni della chiesa di Santa Maria dei Lombardi, il cui nome rimanda alla presenza di antiche popolazioni in un territorio a lungo conteso tra longobardi e bizantini e poi invaso dagli arabi.

Questi ultimi hanno lasciato tracce nell’impianto urbanistico, nei vicoli, nelle corti, negli slarghi, negli elementi architettonici. Nella chiesa si potranno ammirare opere legate a tradizioni popolari e religiose: una tela del XVIII secolo raffigurante San Biagio che guarisce un fanciullo e la statua di Gesù morto, portata in processione il Venerdì Santo lungo un itinerario antichissimo.

La fondazione della chiesa è antica, probabilmente longobarda, con prime attestazioni documentarie nel XIV secolo, comparendo anche nell’elenco delle decime del 1324 pagate dal capitolo tricaricese.

Ad essa faceva capo la Confraternita di Santa Maria Vergine, con sede presso l’omonima cappella all’interno dell’edificio.

La chiesa rappresenta non solo un luogo di culto, ma anche un centro di aggregazione, testimoniando le pratiche religiose e sociali della comunità tricaricese tra XVI e XVII secolo.

Nei pressi delle mura cittadine della porta della Rabatana e degli “orti saraceni” un altro punto di interesse è la chiesa della “Badia”, antico sito di una abbazia benedettina, dove, ancora oggi, si venera la Madonna Bambina.

Craco (MT)

TRA CALANCHI E MEMORIE: VIAGGIO NELLA MEDITERRANEITA A CRACO

In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026, i visitatori potranno immergersi nel percorso “Tra calanchi e memorie: viaggio nella mediterraneità a Craco”, alla scoperta di questo antico borgo medievale come espressione del Mediterraneo: paesaggio, spiritualità e memoria.

Arroccato su uno sperone roccioso circondato da estesi calanchi argillosi, le sue origini risalgono all’XI secolo, in epoca normanna, quando il sito assunse una funzione strategica di controllo del territorio.

Nel corso dei secoli Craco si sviluppò come centro agricolo e rurale, legato a un’economia di sussistenza profondamente connessa al paesaggio mediterraneo.

Nel corso dei secoli, il borgo si sviluppò grazie all’agricoltura, all’allevamento e a un tessuto comunitario solido, strettamente legato al paesaggio circostante.

A partire dal XX secolo, una serie di frane e dissesti idrogeologici, aggravati da eventi sismici e dalla fragilità del suolo argilloso, hanno compromesso progressivamente la vivibilità del territorio. Questi fenomeni portarono allo spopolamento definitivo negli anni Sessanta, quando gli abitanti furono costretti a trasferirsi altrove.

Da allora, Craco Vecchia, città fantasma, è testimone della memoria collettiva e simbolo del rapporto complesso tra uomo e ambiente mediterraneo, tutelata come patrimonio culturale e paesaggistico.

La visita inizierà dall’area panoramica nei pressi del Monastero di San Pietro, dove la mediterraneità si manifesta nei calanchi argillosi circostanti: un ambiente estremo modellato da luce, vento e acqua, che racconta fragilità e forza del territorio.

L’osservazione del borgo rivela un’architettura di adattamento, fatta di case in pietra addossate alla roccia, vicoli stretti e antichi sistemi di raccolta dell’acqua.

Nel monastero la mediterraneità è vissuta come spiritualità, luogo di silenzio e presidio umano. Il percorso si conclude con una riflessione su memoria, tutela ed eredità di Craco, città fantasma e simbolo di storia.

Ripacandida (PZ)

SANTUARIO DI SAN DONATO, PICCOLA ASSISI LUCANA

Il Santuario di San Donato a Ripacandida, borgo del Vulture noto come “piccola Assisi lucana”, è gemellato con la Basilica di San Francesco ad Assisi, tanto da aver ricevuto in dono una reliquia del corpo del Santo patrono d’Italia, e nel 2010 è stato riconosciuto dall’UNESCO “monumento messaggero di cultura di pace” per i profondi valori spirituali che trasmette da secoli.

La facciata presenta un bel portale del XVII secolo; l’interno è a navata unica ed è impreziosito da notevoli affreschi del ‘500 – il ciclo della Genesi, il ciclo Cristologico e il ciclo dei Santi, con il capolavoro di San Francesco che riceve le stimmate – oltre che da un organo e un pregevole altare barocco.

Adiacente al Santuario si trova il poco conosciuto Giardino storico di San Francesco, di origine conventuale e divenuto poi villa comunale; camminare lungo i suoi suggestivi vialetti aiuta a ritrovare la giusta armonia tra uomo e ambiente.

Nel giardino, la cui bellezza naturalistica riflette la spiritualità francescana, sono presenti molte specie arboree, compresi alberi pluricentenari, come il maestoso pino d’Aleppo di oltre tre secoli di vita, uno dei più grandi d’Europa, ma anche siepi di bosso e piccole statue classiche.

Potenza

STUDIO E GIARDINO PRIVATO DELL’ARTISTA ANTONIO MASINI

Il Giardino e Studio d’Arte Masini, nel quartiere Bucaletto di Potenza, nascono per iniziativa dell’artista Antonio Masini, che a partire dal 1999 trasforma progressivamente l’area della propria abitazione e dello studio in un parco d’arte all’aperto.

Nel tempo il sito si amplia con l’inserimento di sculture, installazioni e spazi laboratoriali, configurandosi come museo diffuso integrato nel contesto naturale, dove le opere dialogano costantemente con la morfologia collinare e la vegetazione spontanea.

Il giardino raccoglie opere realizzate fino al 2018, anno della scomparsa dell’artista, mantenendo intatto l’assetto originario di atelier e luogo di produzione.

In occasione delle Giornate FAI, il Giardino e Studio d’Arte Masini apriranno al pubblico con un percorso tra sculture immerse nel verde, terrazze panoramiche, piazze tematiche e archi-sculture: il visitatore sarà accompagnato in un dialogo continuo tra arte, natura e memoria, scoprendo il paesaggio e le opere che lo abitano.

L’eccezionalità della visita risiede nell’accesso alla casa-studio e ai laboratori di Antonio Masini, dove si conservano modelli, gessi, dipinti, strumenti originali e il torchio per xilografie, che documentano tecniche e fasi del processo creativo, conferendo al sito un significativo valore didattico oltre che artistico.

È possibile seguire da vicino le tecniche e le fasi del processo creativo, entrando nei luoghi autentici della produzione artistica. Gli spazi esterni sono organizzati come un percorso tematico articolato in tappe – Terrazza della Poesia, Balze del Mito, Cammino dei Saggi, Piazza del Tempo e archi-sculture – che guidano il visitatore attraverso ambienti simbolici e narrativi, alternando sculture monumentali e installazioni integrate nel verde.

Le opere di Antonio Masini, realizzate in ferro policromo, bronzo, pietra, legno e gesso, combinano modellazione plastica, fusione e assemblaggio di materiali di recupero, secondo un linguaggio figurativo di forte espressività e valenza simbolica.

PALAZZO DEL GOVERNO

Il Palazzo del Governo occupa l’ala occidentale dell’ex Convento di San Francesco e sorge nel cuore della città di Potenza, sul lato nord dell’ottocentesca piazza Mario Pagano.

Sulla facciata principale del palazzo si possono ammirare lesene con capitelli che incorniciano le finestre e i balconi del secondo piano, mentre la costruzione termina con il timpano con l’orologio.

Al suo interno sono custodite opere d’arte molto importanti: i mobili e complementi d’arredo sono di fine XVIII-inizio XX secolo, in stili diversi, e alcuni oggetti appartenevano ai palazzi signorili della città.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera sarà possibile visitare la stanza del Prefetto, con le importanti opere d’arte che ospita, conoscere i compiti istituzionali della Prefettura e addentrarsi tra i saloni di rappresentanza solitamente chiusi al pubblico.

A impreziosire la visita sarà una breve performance artistica, liberamente ispirata al celebre dipinto di Marinelli “Il ballo dell’ape” esposto in uno dei saloni, a cura dell’Associazione Les Arts di Potenza. Alla fine delle Giornate sarà messa in scena l’intera rappresentazione “Il tappeto delle storie. Trame, fili e destini” che si snoderà tra i saloni di rappresentanza (su prenotazione).

Questa apertura è resa possibile nell’ambito della collaborazione con ANFACI – Associazione Nazionale Funzionari Amministrazione Civile dell’Interno.

Genzano di Lucania (PZ)
CHIESA E MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA

Il complesso monastico di S. Maria Annunziata, uno dei più antichi insediamenti francescani di Basilicata, sorge all’estremità nord della parte più antica dell’abitato di Genzano, a poca distanza dal tratto lucano dell’Appia Antica, su un promontorio circondato da tre profondi valloni, con vista sull’antico fonte di Capo d’Acqua e il Monte Vulture sullo sfondo.

Il complesso, luogo identitario per la comunità tanto da classificarsi primo “Luogo del Cuore” in Basilica al censimento FAI nel 2022 con 10.481 voti, fu fondato nel 1321 da Aquilina di Monteserico che aveva maturato la sua decisione negli ambienti della corte napoletana, seguendo l’esempio e la vocazione alla pratica religiosa della regina Aquilina di Monteserico.

Ricostruito alla metà del Trecento da Roberto Sanseverino, fu modificato, trasformato e ampliato dopo il Concilio tridentino, con lavori che durarono fino alla metà del XVIII secolo.

I partecipanti alle Giornate FAI di Primavera 2026 avranno l’opportunità di visitare la chiesa, il chiostro, il giardino e alcuni ambienti del monastero, chiusi al pubblico da oltre ottant’anni. Durante il percorso sarà possibile ammirare anche il suggestivo scenario storico e paesaggistico che circonda il complesso, caratterizzato dalle numerose grotte ipogee scavate nell’arenaria dei Valloni, che perimetrano su tre lati l’abitato. La visita proseguirà nell’area naturalistica dell’antica Fonte di Capo d’Acqua, da cui si gode di una vista privilegiata sulla diga della Fiumarella, sul Monte Vulture e sul Castello di Monteserico.

Oppido Lucano (PZ)
CHIESA RUPESTRE DI SANT’ANTUONO

Le Grotte Rupestri di Sant’Antuono si trovano in un contesto collinare caratterizzato da affioramenti rocciosi e cavità naturali utilizzate nei secoli come luoghi di culto e di vita monastica e che testimoniano la presenza di comunità eremitiche e cenobitiche attive nel Medioevo.

Il percorso di visita in occasione delle Giornate FAI di Primavera, attraverso un’audioguida con illuminazione sequenziale delle scene, consente di entrare all’interno della cavità affrescata e di osservare da vicino il ciclo pittorico databile alla terza o quarta decade del XIV che narra, come un racconto per immagini, i principali episodi della vita di Cristo e della Vergine Maria in una disposizione pensata per accompagnare il fedele in un percorso spirituale e narrativo.

Gli affreschi raffigurano un articolato ciclo evangelico ispirato anche ai Vangeli apocrifi e alla tradizione della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. L’apparato iconografico mostra diversi simboli dell’ordine antoniano, tra cui il segno del Tau e il linguaggio figurativo mostra un interessante intreccio tra tradizione bizantina e cultura pittorica occidentale del Trecento.