Il quadro delle agevolazioni per la casa intelligente cambia nel 2026.
Le nuove regole ridisegnano l’accesso al bonus dedicato alla domotica, introducendo criteri più selettivi legati sia all’immobile sia al reddito del contribuente.
Come spiega Libero “per chi intende intervenire sugli impianti domestici con sistemi automatizzati, la convenienza resta, ma con condizioni più articolate rispetto al passato.
L’incentivo riguarda gli interventi che permettono di controllare in modo automatico gli impianti di climatizzazione attraverso dispositivi intelligenti.
L’obiettivo è migliorare la gestione energetica dell’abitazione, rendendo più efficiente il funzionamento del sistema termico.
Nel perimetro dell’agevolazione rientrano sia le tecnologie utilizzate sia le attività necessarie per metterle in funzione, comprese le lavorazioni collegate e le prestazioni professionali richieste per la progettazione e la verifica tecnica.
Il limite massimo su cui calcolare la detrazione resta invariato per ogni unità immobiliare.
Il recupero della spesa avviene tramite dichiarazione dei redditi, distribuito nel tempo.
Chi può chiedere il Bonus domotica 2026?
Una delle principali novità riguarda la distinzione tra tipologie di immobili.
Gli interventi di smart home effettuati sull’abitazione principale continuano a beneficiare della percentuale più alta prevista dalla normativa.
Per le altre unità, come seconde case o immobili non adibiti a dimora principale, la quota detraibile è più bassa.
Esiste poi un trattamento specifico per gli immobili utilizzati nell’ambito di attività economiche.
In questi casi, la percentuale di detrazione resta più elevata, ma si applica entro limiti definiti.
Accanto a questa differenziazione entra in gioco il reddito. Fino a una certa soglia, la detrazione spettante non subisce riduzioni.
Superato quel livello, il beneficio viene progressivamente ridimensionato, fino a una contrazione più marcata per i redditi più alti.
La normativa richiede inoltre che il sistema rispetti la norma UNI EN 15232, appartenga almeno alla Classe B, consenta il controllo da remoto, permetta la visualizzazione dei dati sui consumi energetici e includa funzioni di automatizzazione.
Il limite massimo di spesa resta fissato a 15.000 euro per ogni immobile, ma non tutti possono recuperare la stessa cifra. Dal 2026 entra infatti in gioco anche il reddito.
Se il reddito è fino a 75.000 euro, non cambia nulla: la detrazione può essere calcolata sull’intera spesa ammessa.
Superata questa soglia, il vantaggio si riduce. Tra 75.000 e 100.000 euro si recupera solo una parte dell’importo, anche a fronte della spesa massima.
Oltre i 100.000 euro il taglio diventa più evidente.
La detrazione non si basa più sull’intero tetto dei 15.000 euro, ma su un importo inferiore.
La presenza di figli a carico può attenuare questa riduzione.
Il tetto resta uguale per tutti, ma il rimborso effettivo diminuisce progressivamente con l’aumentare del reddito.
L’accesso all’agevolazione passa da una serie di adempimenti obbligatori.
Il pagamento deve essere effettuato tramite bonifico specifico per le detrazioni edilizie, con i dati fiscali necessari a identificare beneficiario e impresa.
È inoltre indispensabile ottenere una dichiarazione tecnica che certifichi la conformità dell’impianto installato agli standard richiesti.
In assenza di questo documento, il bonus non viene riconosciuto.
Al termine dell’intervento, i dati devono essere trasmessi all’ENEA attraverso il portale dedicato, entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori o dal collaudo.
Le nuove disposizioni riguardano gli interventi realizzati nel 2026.
Le tempistiche operative non cambiano, ma resta centrale il rispetto delle scadenze legate alla comunicazione finale.
Il bonus riguarda gli interventi conclusi entro il 31 dicembre 2027.
Sul fronte delle modalità di utilizzo del bonus, si registra invece un cambiamento netto.
Il rimborso non arriva subito e non viene erogato in un’unica soluzione, ma passa attraverso la dichiarazione dei redditi.
L’importo viene suddiviso in dieci quote annuali di pari valore.
Ogni anno si recupera una parte sotto forma di riduzione dell’IRPEF dovuta, fino a completare il recupero dell’intera somma spettante”.




























