C’è un tema che rappresenta anche una delle emergenze sociali più gravi e sottovalutate: la solitudine degli anziani.
Come evidenziato anche da recenti esperienze raccontate dalla stampa nazionale, milioni di anziani vivono in condizioni di isolamento: oltre il 40% degli over 65 non ha relazioni quotidiane significative, più di 5,5 milioni trascorrono le giornate da soli e una parte consistente non riceve adeguati stimoli cognitivi.
La solitudine, inoltre, incide negativamente sulla salute fisica e mentale, accelerando il declino e peggiorando la qualità della vita.
Dichiara il segretario regionale Uil Pensionati Basilicata, Carmine Vaccaro:
“Questi dati trovano una drammatica conferma anche nella nostra regione, dove lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione aggravano ulteriormente il fenomeno.
L’esperienza di nuove realtà che mettono in contatto giovani e anziani, anche attraverso piattaforme digitali, dimostra che è possibile costruire relazioni e contrastare l’isolamento.
Non si tratta di sostituire servizi sanitari o assistenziali, ma di garantire una presenza umana, un supporto quotidiano, anche nelle piccole cose: accompagnare a una visita, aiutare nell’uso del telefono o semplicemente fare compagnia.
Da sempre abbiamo posto l’accento sulla telemedicina: mettersi in contatto con piccole comunità periferiche attraverso un semplice smartphone o usufruendo di alcuni uffici comunali per chiedere consigli medici.
Una soluzione che potrebbe essere un segnale importante tanto più nelle piccole comunità dove accanto ai medici che scarseggiano non c’è spesso neanche una farmacia.
Per questo l’idea è quella di una rete regionale contro la solitudine degli anziani con l’attivazione di un programma regionale che favorisca l’incontro tra giovani e anziani soli, anche tramite piattaforme digitali semplici e accessibili.
E ancora: il coinvolgimento di studenti, volontari e giovani lavoratori, con forme di riconoscimento economico o crediti formativi e lo sviluppo di servizi di supporto digitale per gli anziani, per ridurre il divario tecnologico.
Ma anche la collaborazione tra Comuni, servizi sociali, sindacati e terzo settore per creare una rete territoriale stabile.
La tecnologia può essere uno strumento straordinario ma da sola non basta.
Serve una politica regionale che rimetta al centro le relazioni umane e costruisca un ponte tra generazioni.
Dopo il nostro congresso del 17 e 18 Aprile chiederemo alla Regione di aprire un tavolo di confronto per trasformare le nostre proposte in un intervento strutturale”.




























