Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato stampa del Centrodestra del Comune di Potenza.
Scrive il Consigliere Comunale Antonio Vigilante:
“Apprendiamo che il Comune di Potenza intende portare nelle scuole cittadine, dalla primaria alle superiori, laboratori di cosiddetta ‘educazione sessuo-affettiva’ e perfino sportelli di ascolto dedicati ai minori.
È una scelta politica precisa, che l’Amministrazione prova a presentare come neutra e “tecnica”, ma che in realtà tocca il cuore di un tema sensibile: l’educazione dei bambini e degli adolescenti, che non può essere piegata a impostazioni culturali e valoriali decise altrove e calate dall’alto.
Su affettività e sessualità non esistono scorciatoie né automatismi.
Non basta richiamare linee guida internazionali per legittimare interventi che, soprattutto nelle età più delicate, rischiano di introdurre contenuti e approcci non condivisi, aprendo la porta a derive etiche e a visioni ideologiche mascherate da “benessere” o “inclusività”.
La scuola deve formare, non plasmare; deve educare al rispetto e alla responsabilità, non diventare il luogo in cui si sperimentano paradigmi culturali controversi, bypassando il ruolo centrale delle famiglie.
Il punto, infatti, non è negare l’importanza della prevenzione, del contrasto al bullismo o della tutela dei minori.
Il punto è pretendere trasparenza totale e rispetto del primato educativo dei genitori.
Quando un Comune promuove progetti su questi temi, deve chiarire prima e in modo completo cosa si farà, come lo si farà, con quali materiali, con quali metodi, con quali obiettivi reali.
Senza questa chiarezza, il rischio è evidente: iniziative presentate come educazione “affettiva” possono, sotto traccia, veicolare impostazioni che incidono sull’identità, sui valori e sulla visione della persona, con una pressione culturale che non è compito dell’ente locale esercitare.
C’è anche un profilo istituzionale che l’Amministrazione farebbe bene a considerare con serietà.
A livello nazionale è in discussione, ed è già stato approvato in prima lettura alla Camera, il cosiddetto DDL sul consenso informato in ambito scolastico (spesso richiamato come “DDL Valditara”), che va esattamente nella direzione opposta alle ambiguità: rafforzare il patto scuola-famiglia, pretendere informazione preventiva completa e un consenso scritto e realmente informato dei genitori per attività su sessualità, affettività e temi affini rivolte a studenti minorenni.
Anche se l’iter non è concluso, il messaggio politico è chiaro: su questi argomenti non si procede per inerzia, né con formule generiche; si procede con garanzie, trasparenza e rispetto delle famiglie.
Per questo chiediamo al Comune di Potenza di fermarsi e cambiare metodo.
Prima di “promuovere” iniziative nelle scuole, si apra un confronto vero con le famiglie e con la comunità scolastica, si rendano pubblici contenuti e materiali, si escludano scorciatoie comunicative, si adottino procedure rigorose di consenso informato e si eviti ogni estensione impropria nelle fasce d’età in cui la prudenza educativa è un dovere, non un’opinione.
I bambini non sono un terreno di sperimentazione culturale.
La scuola non è un laboratorio ideologico.
E un Comune responsabile non può trattare l’educazione affettiva e sessuale come un progetto qualsiasi da calendarizzare, ma come un ambito che richiede massima cautela, massima trasparenza e massimo rispetto del diritto-dovere educativo delle famiglie”.




























