Acerenza: quest’opera risalente al diciassettesimo secolo è tornata a nuova vita

Dopo tre mesi di restauro, il Crocifisso ligneo policromo del 17esimo secolo custodito nella Cattedrale di Acerenza torna al suo posto.

La scultura è opera di un ignoto maestro napoletano, attivo nella seconda metà del Seicento.

Ne ha dato notizia l’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi.

Il restauro, curato da Domenico Saracino sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, ha restituito all’opera la sua verità originaria.

Il Crocifisso ora non è più appeso alla parete di fondo del presbiterio, ma adagiato e sostenuto da una struttura in metallo, posta sul presbiterio stesso.

Proviene dall’Episcopio, dove era stato trasferito dalla Cattedrale, in una storia di passaggi, di custodie, di responsabilità condivise, ha attraversato cappelle, sale delle udienze e patronati familiari: prima i Vosa, poi i Gilio, e nuovamente i Vosa agli inizi dell’Ottocento – ed è stato sempre considerato un riferimento identitario per la città e per la diocesi.