Cambia il Reddito di Cittadinanza: ecco chi continuerà a prenderlo con il governo Meloni

Con il governo Meloni cambiano le regole per il Reddito di Cittadinanza.

In che modo?

Ecco quanto fa sapere Money.it nel dettaglio:

“Il reddito di cittadinanza non sarà più lo stesso con il governo guidato da Giorgia Meloni.

Nel dettaglio, come riportato da diversi esponenti di Fratelli d’Italia, l’intenzione è di spacchettare il reddito di cittadinanza in almeno due misure, riconoscendo il sostegno economico così come lo conosciamo oggi solamente a coloro che non possono lavorare.

Questa, per il momento, è l’unica indicazione che ci viene data rispetto a coloro che continueranno a godere del reddito di cittadinanza, o comunque di un altro sostegno economico chiamato diversamente, anche sotto il governo Meloni, mentre per tutti coloro che sono in condizione di poter lavorare non ci sarà un sostegno economico bensì la possibilità di prendere parte a corsi di formazione e di essere assunti grazie a incentivi statali.

Oggi il reddito di cittadinanza in Italia ha un costo annuo superiore ai 10 miliardi di euro: l’intenzione di Fratelli d’Italia è di tagliare le risorse destinandone una parte alla realizzazione di un nuovo incentivo per l’assunzione, così da dare un lavoro a chi fino oggi ha continuato a prendere il Rdc senza però avere prospettiva di un impiego.

D’altronde, come spiega il deputato Walter Rizzetto, “uno stipendio permette di richiedere un mutuo, il reddito di cittadinanza no”.

Un piano ambizioso che potrebbe scontrarsi con tutte le difficoltà che caratterizzano il mercato del lavoro italiano, come tra l’altro già successo alla politica attiva collegata al reddito di cittadinanza.

Nell’attesa di saperne di più a riguardo, quindi, concentriamoci su quali sono le categorie che potrebbero continuare a beneficiare del reddito di cittadinanza anche con il cambio di governo, per le quali si prospetta anche un aumento dell’importo.

Reddito di cittadinanza solamente per gli inabili al lavoro

Walter Rizzetto ha rassicurato tutte quelle famiglie che fino a oggi hanno goduto del reddito di cittadinanza spiegando loro che anche in caso di riforma verrà mantenuta una misura di sussidio, ma solamente per coloro che sono inabili al lavoro.

Non sappiamo con certezza qual è la platea di persone a cui si rivolge Rizzetto, ma possiamo riprendere quanto previsto oggi dalla normativa vigente che esonera dal rispetto degli obblighi previsti dal reddito di cittadinanza coloro che:

  • hanno compiuto i 65 anni di età;
  • hanno un’invalidità con percentuale superiore al 45%;
  • assistono una persona con grave disabilità inserita nello stesso nucleo familiare;
  • si prendono cura di un minore di 3 anni inserito nello stesso nucleo familiare;
  • sono in stato di gravidanza o comunque hanno problemi di salute tali da impedire lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.

Non sappiamo se le suddette categorie saranno confermate oppure se anche per queste ci sarà una revisione dei requisiti, fatto sta che per gli inabili al lavoro un sostegno rimarrà e avrà un importo persino maggiore rispetto a oggi.

Come spiegato da Rizzetto, infatti, gli inabili al lavoro non possono vivere con 5 o 600 euro al mese, ragion per cui servirà incrementare l’importo a loro riconosciuto.

Un piano confermato anche da Maurizio Leo, responsabile economico di Fratelli d’Italia, il quale ha spiegato che la parte di risorse oggi stanziate per riconoscere il contributo alle persone fragili e che non possono lavorare non verrà toccata.

Il reddito di cittadinanza diventerà una misura individuale?

Tuttavia, oggi il reddito di cittadinanza non spetta individualmente e ciò potrebbe comportare un problema al piano che ha in mente Fratelli d’Italia. Può capitare, infatti, che in un nucleo familiare percettore del Rdc siano presenti sia dei componenti occupabili che altri inabili al lavoro: cosa succederà in tal caso? Il reddito di cittadinanza verrà tolto a tutti, con gli inabili al lavoro che quindi saranno doppiamente svantaggiati?

A questo punto, è probabile che nel riformare il reddito di cittadinanza si decida di rendere la misura individuale, così da riconoscerlo direttamente ai fragili e ai non occupabili”.

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