Potenza, dal ritrovamento del corpo di Elisa alla riapertura Chiesa Trinità: “irrispettoso colpo di spugna su quanto accaduto”

A Potenza crescono le polemiche dopo l’annuncio del Vescovo sulla riapertura al culto della Chiesa della Trinità: la stessa era stata chiusa dopo il ritrovamento del corpo di Elisa Claps, 11 anni fa.

A chiedere spiegazioni anche la famiglia tramite Gildo Claps, fratello della vittima.

Questa la posizione, espressa in un comunicato stampa, da Cinzia Marroccoli, presidente di Telefono Donna:

“Stamani il vescovo di Potenza ha annunciato la riapertura al culto della Chiesa della Trinità prevista per la primavera del 2022 al termine dei lavori iniziati da pochi giorni.

Per noi, che da sempre abbiamo seguito, accanto a mamma Filomena e alla sua famiglia, tutto quello che è accaduto dopo la ‘scomparsa’ di Elisa avvenuta il 12 settembre del 1993, queste parole sono sembrate non come un segno di ‘speranza’, ma come un voler cancellare, con un irrispettoso colpo di spugna, tutto quanto accaduto da quel 12 settembre, culminato poi il 17 marzo del 2010 (e la coincidenza della data ci sembra ancora più irrispettosa) con il ritrovamento ufficiale del corpo di Elisa nel sottotetto della Trinità.

Noi, come Parte Civile, eravamo accanto a Filomena durante tutte le fasi del processo avvenuto a Salerno, contro Danilo Restivo, poi definitivamente condannato in Cassazione, non era presente, invece, come Parte Civile, la Curia vescovile, perché non ammessa in quanto responsabile della mancata vigilanza.

Eravamo accanto a Filomena anche durante il processo cosiddetto delle ‘donne delle pulizie’ conclusosi con la condanna della madre e della figlia per falsa testimonianza, là dove, abbiamo dovuto ascoltare, da parte di uomini di chiesa, omissioni, e salti acrobatici imbarazzanti per sostenere una versione dei fatti difficilmente credibile.

Ecco, noi, e a tanti come noi, non possiamo dimenticare che Elisa sparì in una splendida giornata di sole, sottratta all’affetto della mamma, del papà, dei fratelli, recandosi nel luogo più sicuro che dovrebbe esistere, e che rimase in un limbo per 17 lunghi anni, a due passi da casa, dopo essere stata selvaggiamente accoltellata.

A noi, e a tanti come noi non basta parlare di speranza, vorremmo prima di tutto, prima di qualsiasi riapertura ascoltare parole di scusa ma soprattutto di chiarezza, di trasparenza, di verità che mamma Filomena, Gildo, Luciano, e noi con loro, ancora aspettiamo.

Solo questo può dare pace e serenità a chi l’ha perduta quel 12 settembre di quasi 30 anni fa e che vorrebbe tanto poter ritrovare”.