Un percorso sportivo e umano diventato simbolo di tenacia.
Un limite che non ha tolto spazio ai sogni ma che, al contrario, ha rappresentato l’inizio di una storia di rinascita, come riporta ansa, fatta di bracciate e respirazioni, sacrifici e competizioni.
È la storia di Emilio Frisenda, classe 1973, materano, atleta paralimpico lucano che da oltre vent’anni porta avanti il suo percorso sportivo portando il nome della Basilicata in contesti nazionali e internazionali.
“Quando ho iniziato a nuotare ho capito che in acqua io cammino e corro”, racconta all’ANSA Frisenda.
Una frase che racchiude il senso più profondo di una vita cambiata improvvisamente, “da un momento all’altro”, dopo un grave incidente sul lavoro. “Mi è finita addosso la pala di un escavatore”.
Da quel momento è iniziato un lungo percorso di ricostruzione personale, nel quale il nuoto ha assunto un significato che andava ben oltre l’aspetto agonistico.
Lo sport, infatti, è diventato una sfida quotidiana con sé stesso, costruita con disciplina e determinazione. “Senza sacrifici non puoi mai avere risultati – aggiunge – e ho capito che posso dare sempre di più”.
Nel suo cammino, però, non sono mancati gli ostacoli. Tra i momenti più difficili resta il 2012, quando sfumò la possibilità di partecipare alle Paralimpiadi di Londra. “Avevo i tendini sfilacciati – spiega – e sono stato fermo quattro anni”.
Uno stop lungo e doloroso che avrebbe potuto allontanarlo definitivamente dalle piscine ma che, invece, ha rafforzato ulteriormente la sua volontà di ripartire.
Oggi Frisenda continua a gareggiare e domenica 10 maggio sarà impegnato a Roma nei Campionati italiani master. Accanto alla dimensione sportiva, resta fortissimo anche il legame con la sua terra.
“Per me rappresentare la Basilicata è molto importante, anche perché sono l’unico atleta paralimpico regionale nel nuoto”, sottolinea con orgoglio.
Una esperienza personale che, negli anni, lo ha portato anche a riflettere sul valore sociale dello sport paralimpico e sui pregiudizi che ancora oggi persistono.
“Bisogna parlarne nelle scuole – dice -, perché la vita può riservare tanti cambiamenti, come è successo a me”. Secondo Frisenda, inoltre, in Basilicata serve ancora una maggiore cultura dello sport paralimpico.
“In 23 anni di sport – osserva – ho capito di essere un esempio per tanti ragazzi, ma qui manca ancora mentalità e spirito di sacrificio”.
Tra le figure che più lo hanno ispirato c’è Alex Zanardi. “Ha trasformato – specifica -la sua disabilità in forza e voglia di vivere. Tante persone dovrebbero prendere esempio da lui”.
Ed è forse proprio qui il senso più autentico della sua storia. Per Frisenda, infatti, la parola chiave resta una sola: “Tenacia. Senza quella, i risultati non arrivano”.


























