«La transumanza è una delle immagini più profonde della Basilicata: racconta il lavoro degli allevatori, il valore dei pascoli, la forza delle comunità rurali e la capacità della nostra terra di custodire biodiversità, paesaggio e produzioni di qualità.
Oggi questo patrimonio non va soltanto ricordato, ma accompagnato dentro una strategia nuova, capace di generare opportunità per le aree interne e per l’intera regione».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, intervenendo ad Accettura al tavolo di lavoro “Transumanze future. Cultura, paesaggi e comunità in cammino nelle terre di Basilicata tra tradizione, biodiversità e aspetti fitosanitari”, promosso nell’ambito dell’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori 2026.
L’iniziativa, ospitata nell’Auditorium comunale di Accettura, paese che ospita la sede del Parco di Gallipoli Cognato, ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, mondo tecnico, università, associazioni ed esperti, con l’obiettivo di riportare al centro il valore storico, produttivo, ambientale e culturale della transumanza lucana.
Ai lavori hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Accettura Alfonso Vespe, il direttore generale per le Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Basilicata Rocco Vittorio Restaino, la dirigente dell’Ufficio Fitosanitario Patrizia Minardi, il dirigente dell’Ufficio Produzioni animali e vegetali, valorizzazione delle produzioni e mercato Raffaele Beccasio, il responsabile Fao delle iniziative a livello mondiale dell’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori 2026 Gustavo Velasco, insieme ai rappresentanti del mondo accademico, tecnico e associativo.
In questo percorso un ruolo importante è svolto anche da ARA Basilicata, Associazione Regionale Allevatori, presidio qualificato del sistema zootecnico lucano e interlocutore essenziale per accompagnare gli allevatori nelle sfide legate alla qualità, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle razze e delle produzioni locali.
Il confronto, coordinato da Filippo Radogna, ha visto gli interventi di studiosi, rappresentanti associativi e referenti nazionali e internazionali impegnati sui temi della transumanza, della biodiversità e dei sistemi pastorali.
Ha aggiunto Cicala:
«In Basilicata la transumanza continua a essere una pratica viva.
Ogni anno allevatori e mandrie attraversano territori, borghi, montagne, colline e pianure, mantenendo aperto un legame antico tra uomo, animali e paesaggio.
In questo cammino, la Podolica lucana rappresenta una delle immagini più autentiche della nostra zootecnia: una razza capace di vivere i pascoli, adattarsi ai territori interni e restituire valore attraverso produzioni di qualità, paesaggio curato e presidio umano delle aree rurali».
La transumanza, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO e valorizzata anche dalla legislazione regionale, rappresenta per la Basilicata un elemento distintivo della propria civiltà agropastorale.
È legata alla zootecnia, alla produzione di latte, formaggi, carni di qualità, ma anche alle tradizioni popolari, ai cammini, alle masserie, ai luoghi di culto, ai tratturi, agli abbeveratoi e ai paesaggi che attraversano la storia della regione.
Ha proseguito l’assessore:
«Parlare di transumanza vuol dire riconoscere il lavoro quotidiano degli allevatori, veri custodi del territorio.
La loro presenza contrasta l’abbandono, mantiene vivi i pascoli, rafforza la cura dell’ambiente e consente di produrre cibo di qualità senza spezzare l’equilibrio con la natura.
È una lezione antica, ma molto attuale, perché ci ricorda che sviluppo, biodiversità e presidio delle aree interne possono camminare insieme».
Attorno alla transumanza, secondo Cicala, la Basilicata può costruire un racconto moderno e credibile di sé stessa, capace di unire agricoltura, allevamento, turismo rurale, promozione dei borghi, filiere agroalimentari, ambiente e comunità locali.
Ha evidenziato:
«Non si tratta di una operazione nostalgica ma di un progetto concreto.
Il cibo della transumanza, i prodotti caseari, la carne, le tradizioni, i percorsi e i paesaggi possono diventare parte di un’offerta territoriale più forte e riconoscibile, capace di parlare ai cittadini lucani, ai visitatori e a un turismo sempre più attento all’autenticità dei luoghi».
In questa direzione, l’Assessorato regionale alle Politiche agricole sta lavorando alla costruzione di un percorso di valorizzazione che avrà un primo momento dedicato nel mese di Luglio, con un evento regionale pensato per coinvolgere i Comuni delle due province lucane in un vero e proprio viaggio immaginario lungo le vie della transumanza.
L’iniziativa sarà aperta alle comunità locali, alle associazioni di categoria, ai GAL, alle associazioni nazionali e regionali dedicate alla transumanza, alle Pro Loco, all’APT, ad ARA Basilicata e ai soggetti istituzionali e territoriali che possono contribuire a trasformare questo patrimonio in una proposta condivisa di sviluppo.
Ha spiegato Cicala:
«Vogliamo costruire un percorso partecipato, capace di unire i territori e dare continuità a un lavoro che non può esaurirsi in una singola giornata.
La transumanza attraversa la Basilicata e può diventare una chiave per raccontarla meglio, promuoverla con più forza e sostenere chi, ogni giorno, continua a vivere e lavorare nelle nostre aree rurali».
Il lavoro della Regione si muoverà lungo più direttrici: valorizzazione delle produzioni legate alla transumanza e alla zootecnia lucana, promozione delle tradizioni storico-culturali, costruzione di sinergie con il turismo rurale, attenzione alla rete dei percorsi e dei cammini, sostegno agli allevatori attraverso gli strumenti della programmazione regionale e del CSR Basilicata 2023-2027.
Ha concluso Cicala:
«La Basilicata possiede un patrimonio autentico, fatto di paesaggi, saperi, comunità, allevatori e produzioni che meritano di essere riconosciuti e messi a sistema.
Il nostro compito è accompagnare questo valore con scelte concrete, facendo della transumanza non solo memoria, ma futuro possibile per i territori lucani».



























