Basilicata, agricoltori colpiti da grandine e nubifragi: “Ora ristori veri, non più attese”

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Coordinamento Agricoltori Basilicata:

“Ci sono momenti in cui una comunità smette di aspettare e decide di agire. Ieri è stato uno di quei momenti.

Il Sindaco di Rotondella, Gianluca Palazzo, ha avuto un’idea. L’ha trasformata in atto. Il Consigliere regionale Piero Marrese l’ha portata dove doveva arrivare. E la Terza Commissione Permanente della Regione Basilicata si è riunita. A loro, e a tutti i sindaci presenti, va il nostro riconoscimento. Registriamo con la stessa precisione chi non c’era.

Anche questo dice molto.

Marzo e aprile 2026 hanno lasciato un segno che non si cancella con un comunicato stampa.

Nubifragi. Grandinate. Esondazioni. Il Metapontino colpito nel momento più delicato dell’anno — quello in cui le drupacee stavano per dare i loro frutti. Pesche, ciliegie, albicocche, susine — a terra, in pochi minuti, senza appello. Non si raccolgono due volte. Non esiste seconda stagione.

I sindaci di Rotondella, Tursi, Nova Siri, Colobraro, Valsinni e Montalbano Jonico hanno portato in quella sede la verità nuda dei loro territori. Senza mediazioni. Con la dignità di chi non chiede pietà — chiede giustizia.

Noi siamo agricoltori. Sappiamo distinguere il seme dal raccolto. E sappiamo distinguere chi ascolta da chi decide. La Terza Commissione ha ascoltato.

BÈ un primo passo — necessario, ma non sufficiente. Perché tra ascoltare e decidere c’è una distanza che ha un nome preciso: anni di attesa, ristori mai arrivati, famiglie lasciate sole davanti a emergenze che si ripetono con la stessa puntualità con cui le istituzioni si dimenticano di loro.

Quella distanza va colmata. Non con le parole. Con i fatti.

Presidente Bardi. Assessore Cicala.

I ristori per i danni del 2024 e del 2026 non sono una concessione — sono un dovere. Cifre reali. Impegni scritti. Scadenze certe. Non un comunicato vago. Non una telefonata rassicurante. Non una di quelle riunioni in cui tutti annuiscono e nessuno firma nulla.

E se ritengono che non abbiamo diritto a nulla — lo dicano. Pubblicamente. Firmato. Quel coraggio lo rispetteremmo. Il coraggio delle false promesse, invece, no.

Governare non significa annunciare. Significa assumersi le responsabilità.

Entro trenta giorni chiediamo una risposta formale: un impegno scritto sui ristori, con cifre e scadenze.

Non un tavolo. Non una promessa. Un atto.

La Basilicata agricola non dimentica. Non ha mai dimenticato”.