Il 2026 segna un nuovo aggiornamento per gli assegni previdenziali italiani.
La rivalutazione delle pensioni, nota come perequazione, è stata fissata all’1,4% sulla base dell’inflazione stimata.
Sebbene l’adeguamento garantisca il recupero del potere d’acquisto per le fasce più deboli, il beneficio reale fa sapere leggo nelle tasche dei pensionati rischia di essere limitato dall’impatto del fisco e delle addizionali locali.
Il meccanismo di perequazione non subisce variazioni strutturali e continua a premiare gli assegni più bassi.
L’aumento non è lineare per tutti, ma segue tre scaglioni principali basati sull’importo lordo mensile:
- Rivalutazione al 100% (aumento del 1,4%): per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo, ovvero fino a 2.413,60 euro lordi.
- Rivalutazione al 90% (aumento del 1,26%): per gli assegni compresi tra 4 e 5 volte il minimo (fino a 3.017,00 euro lordi).
- Rivalutazione al 75% (aumento del 1,05%): per i trattamenti che superano di 5 volte il minimo Inps.
In termini pratici, l’aumento dell’1,4% si traduce in cifre che variano dai pochi euro per le pensioni minime fino a circa 50 euro per i trattamenti più elevati.
Ecco alcuni esempi concreti basati sugli importi lordi:
- Pensione di 1.000 euro: +14 euro lordi al mese (182 euro annui).
- Pensione di 1.500 euro: +21 euro lordi al mese (273 euro annui).
- Pensione di 3.000 euro: l’incremento è di 41 euro mensili. In questo caso il calcolo è misto: l’1,4% si applica fino a 2.413,60 euro e l’1,26% sulla quota eccedente.
- Pensione di 4.000 euro: l’aumento sale a 51,70 euro lordi al mese.
Va tuttavia considerato l’effetto del fiscal drag: tra il 2022 e il 2026, a fronte di una rivalutazione lorda del 16,46%, il guadagno netto reale si è spesso fermato al 12%, eroso dall’Irpef e dalle addizionali regionali e comunali.
Per quanto riguarda il trattamento minimo, l’importo base sale a 611,80 euro.
A questa cifra va aggiunta la maggiorazione straordinaria dell’1,3% prevista per legge, portando l’assegno finale a 619,80 euro mensili.
Rispetto al 2025, dove l’importo complessivo era di 616,67 euro, il guadagno reale per i pensionati al minimo è di circa 3 euro al mese, un dato che ha sollevato numerose polemiche durante la discussione della Legge di Bilancio.
Dopo i leggeri ritardi di gennaio, il calendario dei pagamenti Inps torna alla regolarità a partire da febbraio. Di norma, la pensione viene erogata il primo giorno bancabile del mese.
Da febbraio il pagamento sarà lunedì 2 febbraio (sia in banca che in posta).
Faranno eccezione il mese di maggio, quando i pensionati riceveranno l’accredito il 2 maggio in Posta e il 4 maggio in banca, e agosto: il pagamento è previsto il 1° agosto per Poste Italiane e il 3 agosto per gli istituti bancari.




























